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18 Maggio 1996
Tra parola e sesso |
C'è, c'è sempre stata, una "mitologia dello scambio" che é l'invenzione allegorica, narrativa che l'uomo ha creato per opporsi alla condanna della naturalità. La mitologia dello scambio narra della possibilità che due neonati vengano sostituiti in culla finendo assegnati a due famiglie di condizione estremamente diversa e invertendo così quella che era la loro condizione naturale di nascita. Leggende metropolitane moderne narrano di infermiere dei reparti-maternità che hanno praticato per anni e con continuità questo scambio, arrogandosi un diritto divino sulle nascite. Il ricco e il povero, il nato ricco e il nato povero, avrebbero avuto così almeno una possibilità di opporsi alla dannazione della Natura, una mano invisibile (molto più potente della mano invisibile del mercato a cui alludono sempre gli economisti), caritatevole e crudele nello stesso tempo. E' il mito sintetizzato nel bel film Toto l'heros. Questo mito risponde ad una domanda che prima o poi si infiltra nelle nostre menti: quale sarebbe stata la mia vita se fossi nato altrimenti (e non intendo solo riguardo le condizioni economiche), se fossi stato quell'altro bambino, in quella famiglia, in quel quartiere, con quelle scuole etc.? A volte diventa una ossessione, una ricerca, una indagine. A volte ci si convince appunto, che in realtà noi saremmo potuti essere quell'altro, magari più fortunato o più disgraziato, comunque con un'altra vita, quella vita che ci é stata usurpata.
Io, a un certo punto, ho cominciato a chiedermi quale sarebbe stata la mia vita se fossi nato un'altra, ho cominciato a domandarmi cosa mi sarebbe accaduto se davvero nel reparto-maternità dove sono venuto al mondo qualche infermiera avesse realizzato lo scambio con una bambina appena nata. Ma questo non è ovviamente possibile. Non esiste una mitologia dello scambio riguardo al sesso. Si può cambiare, o immaginare di cambiare, la propria condizione sociale attraverso un intervento umano fortuito o folle, ma non ci si può opporre alla naturalità del sesso. O meglio, quella naturalità è imprescindibile.
Ecco, appunto. La sessualità, la ricerca della sessualità sta tutta qui: ovvero nell'opposizione perenne a quello che la natura ti ha dato, nella ricerca di un'alternativa, di una virtualità che non condanni la tua sessualità naturale alla separazione dalla sperimentazione delle altre sessualità. Questa lotta, questa opposizione è fondamentalmente storica, teorica, culturale, direi contro-natura.
Il punto più alto, il culmine di questa opposizione a me pare sia l'ascesi, cioè l'annichilimento della propria sessualità naturale, la rimozione del proprio sesso, ma non in una mutilazione (come nel mito del pastore Attis per amare la dea Cibele) ma in una apoteosi della sessualità, in una trasfigurazione della propria sessualità in un ecumenismo sessuale (gli angeli non hanno sesso definito perché hanno tutta la sessualità possibile). E' una lotta quindi spirituale e filosofica. Una lotta individuale e di comunità di elezione (non naturale), che passa attraverso la parola.
Vorrei riferirmi ad alcuni esempi del nesso tra parola e sesso e quindi dell'elemento di libertà che questa lotta implica: il Decamerone di Boccaccio e il Castello di Silling di De Sade. Nel Boccaccio l'incombere del Male, della Morte, della Fine, significata dalla peste, viene esorcizzato attraverso una libera comunità di uomini e donne che ricreano la possibilità della vita, del sesso, dell'amore attraverso il racconto, attraverso la parola. L'evocazione del sesso (non necessariamente felice) diviene una evocazione della beffa, del dolore, della vendetta, persino della morte, del piacere, ma in quanto possibilità umana, esercizio di libero arbitrio, in quanto opposizione alla Natura, al Destino, al Caso. La libera comunità sulle colline fiesolane pratica sesso oralizzato come sfida del piacere, dell'intelligenza, della volontà, della democrazia (la democrazia del narrare, del prendere la parola, che é il vero principio di ogni forma democratica).
Nel Castello di Silling De Sade riunisce un gruppo di uomini e donne per sfidare ogni limite alla naturalità umana, per dimostrare quanta possibilità vi sia in un aggregato di corpi disponibili eppure coatti, per svelare la riproduzione del potere (e la sua violenza) laddove dovrebbe esserci nuda vita e quindi uguaglianza dei corpi.
In entrambi gli esempi (oppositi per molti versi, laddove l'uno rifugge la turpitudine del Male, l'altro la cerca) la sessualità libera o coatta passa attraverso la sua nominazione, attraverso il dirne. Passa anche attraverso la separazione (dovuta in un caso, voluta nell'altro) dal resto dell'umanità, che sta putrefacendosi nel corpo o che sta putrefacendosi nell'anima.
Di certo, la seduzione (il disvelamento) che essi esercitano su di noi è la seduzione della parola, come superamento della carne. Anzi, piuttosto come inveramento della carne, come incarnazione completa del corpo. Il corpo è libero, libero dalla morte soprattutto, se parla, se pensa, se parla e pensa la sua sessualità.
La rottura del conformismo (del conformismo maggiore che è l'incombenza della morte), del conformismo sociale, del conformismo della sintassi e della grammatica (e qui penso a Pasolini) passa attraverso la coniugazione del sesso con il pensiero, con la parola, con la teoria. Passa attraverso la separazione, l'opposizione alla società.
Certo, il problema che abbiamo oggi di fronte è una apparente frammentazione del corpo sociale dovuta alle sue separazioni multiple. Ma da qui dobbiamo ripartire per la seconda rivoluzione sessuale.
Roma, 18 maggio 1996
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