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salva invia
07 Ottobre 2005
Roma, provincia di Viterbo
Adesso Angelo vuole vendere la Panda, adesso che si è comprato il «motore», un SH 150 con cui tutte le mattine arriva al lavoro. Comprato a rate, s’intende, e usato ma come nuovo, appena ottomila chilometri, un’occasione. Che duemila euro sono un’occasione ma pure una cifretta. Così, se vende la Panda se ne toglie un bel po’ di dosso. E intanto gli tocca risparmiare sulle sigarette, lui e la compagna. Se tolgo le sigarette ci faccio un centinaio di euro al mese e altrettanto Giulia, insomma ci pago la rata dell’SH, non saprei proprio da dove tirarli fuori. E intanto prende il pacchetto, se lo rigira tra le mani, lo guarda a lungo, ci pensa su, ne accende un’altra. Comincerà un altro giorno, oggi non è cosa, si è accumulato troppo lavoro. Magari per ora riduco soltanto, mi dice. Chissà se anche Giulia, in quel momento, giù al call center dove lavora sta compiendo gli stessi gesti. E poi ci devi mettere che l’affitto è più alto e tutto il resto. Prima pagavo 520 euro al mese, ora sono 650. È per questo che fa straordinari a lévati, i soldi non bastano mai.
Angelo ha circa trent’anni, è un ragazzo alto e aguzzo con la faccia pulita, uno sguardo intelligente dietro gli occhiali da miope. Di mestiere fa il grafico: lavora in un’azienda che fa servizi editoriali, manifesti, cartelloni, giornali, riviste, brochure, flyer, tutto quanto può finire in stampa. Lo conosco da circa un anno, capita che lui confeziona e dà forma alle cose cui collaboro io, così nelle ore passate davanti a un monitor o correggendo bozze ci si è messi a chiacchierare, a scambiare battute, a raccontarci un po’: i grafici sono una strana razza, come i cuochi per dire, metodici fino alla follia e pazzi fino a un metodo nello stesso tempo. E non sai mai come prenderli, e devi prenderli per come sono. Vanno per la loro strada.
La strada di Angelo era fino a quest’estate un tratto della ferrovia Viterbo-Roma. Pendolare. Sveglia alle 6 per portare fuori il cane, prepararsi, far colazione e prendere il trenino alle 7.33, un’ora circa di viaggio, poi la metro B fino al lavoro, dove monta alle 9. E giù di buzzo buono fino alle 18, pausa-pranzo di un’ora circa, per riprendere il trenino delle 18.35, un’ora di viaggio, mezz’ora per arrivare a casa, portare il cane fuori di nuovo, e via un altro giorno. A volte capitava che doveva finire un lavoro da consegnare subito, e il treno delle 18.35 scivolava via, e gli toccava aspettare quello dopo o quello dopo ancora. Anche il cane avrebbe aspettato. Quando ha iniziato gli straordinari, fare tardi divenne un’abitudine. Una sera prese il trenino delle 22 e 34: lungo il tratto della ferrovia si superano diversi passaggi a livello che attraversano i paesi, le sbarre si abbassano e le auto aspettano, ma quella sera i passaggi erano tutti in tilt e lungo la strada le ferrovie avevano allertato i vigili urbani perché regolassero il traffico e impedissero qualche brutto incidente. Ma non in tutti i paesi c’erano i vigili, e così il macchinista fermava un po’ prima, i pendolari scendevano e facevano da vigili, poi risalivano e via a un altro passaggio. Arrivò a casa che era mezzanotte e mezza. Non era cosa, bisognava trasferirsi a Roma. Cioè, rifare il percorso inverso che avevano fatto quando avevano messo su casa e avevano deciso di andare in provincia perché la vita costa meno e certo i sacrifici aumentano ma da qualche parte sta coperta bisogna pure tirarla. E così con Giulia rifecero i conti e sono venuti qui. Anche perché il sabato e la domenica sempre a Roma venivano, che tutti i loro amici qua stanno, e quindi gli toccava viaggiare pure quando non lavoravano.
Così, quest’estate hanno fatto il grande salto e hanno lasciato il paese in provincia di Viterbo per venire a Roma. A Roma per modo di dire, cioè a Ponte di Nona, fra la Collatina e la Prenestina, un quartiere tutto nuovo dove Caltagirone sta costruendo a perdita d’occhio. Non c’è neppure un’edicola, mi dice. Non che lui lo compri tutti i giorni il quotidiano. Pure lì ha dovuto fare i tagli.
Una volta lo comprava tutti i giorni, ora legge quello di Davide, l’altro grafico che è un uomo fatto e guadagna di più, anche se pure lui ha avuto i suoi problemi quest’anno perché ha dovuto ristrutturare casa – che sta su un’altra dorsale, la Roma-Frosinone, e pure a lui tocca tutti i giorni un trenino avantindrè – e per un po’ non l’ho sentito parlare d’altro che di costi a metro quadro di mattonelle per il bagno e per i pavimenti e poi uno dei trasportatori che porta la carta a una tipografia di Rieti, dove s’appoggia la nostra azienda, gli ha detto che c’era un’occasione in una fabbrica, perché si sa che se compri direttamente il costo è minore, ma al trasporto dovevi pensarci tu ma poteva dargli una mano magari una volta che si trovava il camion vuoto al ritorno e poteva caricare, e così per un mese circa nel piazzale c’erano un paio di bancali tutti per lui ma doveva trovare il modo di portarseli giù, verso Frosinone. Che poi c’è riuscito e tutto il costo gli è venuto la metà, che è un bel risparmio. Ma al quotidiano non c’ha mai rinunciato Davide. E così Angelo se lo legge pure lui. In pausa pranzo. Quando viaggiava col trenino, per passare il tempo leggeva «metro», che te lo danno gratis, oppure si portava un quadernone e faceva schizzi per i progetti grafici a cui avrebbe dovuto lavorare. Che i grafici sono tutti fuori di capa, è vero, ma al loro lavoro ci tengono che venga bene, stanno sempre con la testa là e sarà per questo che non ci puoi mai parlare. Oppure è che tutti hanno problemi con la casa.
A Ponte di Nona non c’è un’edicola, e l’unico bar è lontano. Però ci sono cinque parrucchieri, perché le ditte ti danno tutto loro e quindi è facile aprire, solo che poi gli devi restituire un tot al mese e vai a vedere fra sei mesi quanti ne restano. Chissà come declinano la legge spietata della concorrenza i parrucchieri di Ponte di Nona, faranno sconti sempre maggiori, regalano gadget come frizioni e pettinini? Sai, mi dice Angelo, gli altri dei palazzi fanno tipo le feste di quartiere per creare un po’ di vita sociale, perché non c’è nulla da condividere, e allora si riuniscono, ognuno cucina una cosa e si sta insieme. Però a me sembra proprio una cosa di paese, sembra di vivere un paese in miniatura, quelle cose lì si facevano dove vivevo prima, in provincia di Viterbo, e allora mi dico che ho fatto, sono venuto a Roma per stare in paese? Però, noi andiamo a trovare i nostri amici. E ora non ci vado più con la Panda, ma con l’SH. Non è che per caso ti interessa una Panda?

Roma, 7 ottobre 2005
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