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21 Ottobre 2004
Idea-soggetto per un film su Silvio Berlusconi
HA MAI PENSATO DI FARE UN FILM SU QUESTI ANNI? SU BERLUSCONI?
“E COME? LA REALTÀ SUPERA L'IMMAGINAZIONE. NEANCHE I GRANDI MAESTRI DELLA COMMEDIA ALL'ITALIANA AVREBBERO IMMAGINATO UN GOVERNO GUIDATO DA UN PREMIER ACCUSATO DI CORRUZIONE, DA UN EX-FASCISTA E DA UN LEGHISTA CHE TRE ANNI FA CHIAMAVA IL SUO ALLEATO 'BERLUSCAZ' E SPARAVA A ZERO CONTRO DI LUI. UN FILM DI DENUNCIA? NON SERVIREBBE, CHI NON SA È PERCHÉ NON VUOLE SAPERE. UN GIALLO? NEANCHE, TANTO SI SA GIÀ CHI È IL COLPEVOLE”
[INTERVISTA A NANNI MORETTI DEL 19.06.03]
FONTE: http://www.repubblica.it/online/politica/giuscontrosei/moretti/moretti.html


Milano, aprile 1948. Il clima sociale e politico della città, come del paese, è attraversato dallo scontro elettorale tra la Democrazia cristiana e i partiti di sinistra riuniti nel Fronte popolare. Dopo la vittoria delle sinistre alle amministrative di Pescara (15 febbraio), si teme il sorpasso. L'attenzione internazionale, degli Stati uniti anzitutto, è altissima. In piazza Duomo, arrivano i primi camion della War Relief Services [i “doni” dei cattolici Usa] che si appoggiano a un Ente di assistenza di Pio XII. Il cardinale Schuster gli va incontro, benedicendo la “grazia di Dio”.

Silvio, dodici anni, abita con la madre Rosa [casalinga], il padre Luigi [impiegato di banca] e la sorellina Antonietta, di tre anni, in un modesto ma dignitoso appartamento. Sulla porta di casa una piccola targhetta dorata e sempre lustra porta scritto: rag. Berlusconi. Tipica famiglia piccolo-borghese del nord, moderatamente religiosa e politicamente moderata.

Silvio è un ragazzino vivace e molto attaccato alla famiglia. È educato ed estroverso. Nei momenti di gioco, dà prova di grande immaginazione, coinvolge, fa spettacolo, strappa il sorriso e battimani. Sta finendo le elementari. Non brilla in nessuna materia, ma se la cava. Quando i maestri sono assenti, Silvio si mette in cattedra e improvvisa dei giochi di prestigio, imitando uno dei maestri. I compagni apprezzano e lo soprannominano "Mandrake". È un ragazzo in salute. Soffre solo di lievi disturbi all'intestino. La madre si premura, infatti, di fargli mangiare solo cose facilmente digeribili. Si diletta nel gioco del pallone, senza grandi risultati. Dà del ‘lei’ a tutti e si diverte a fare la parte del galante con le signore, chiamandole “Gentildonna”.

Il padre Luigi, uomo semplice, concreto, per nulla amante del rischio, privo di passioni se non quella per il Milan, è la figura severa [non autoritaria] e quella che scandisce i tempi familiari [pranzo, cena, gita fuoriporta, domenica calcistica ecc.]; lavora come impiegato in una banca non lontano dall’abitazione. È schivo con gli estranei, gigione con le donne (con la Liliana, la sarta presso dove si servono, gioca a fare il gigolo), intransigente con le maleducazioni (non perde occasione per rimproverare i ragazzini che giocano rumorosamente nel cortile del palazzo), complice e confidente del portiere, il signor Mario, tipo burbero e ruffiano.

La madre Rosa è la compagna di giochi di Silvio, sognatrice e un po' bigotta, preoccupata del decoro della casa e dei figli e tuttavia disposta a condividere le stravaganze del figlio [battute, scherzi, imitazioni]. Donna piacente e allegra, ha la passione per le canzonette e per la cura della casa, che vive talvolta come un’ossessione: “Silvio, è da queste piccole cose che si vede la rispettabilità di una persona. Pensa se vengono i tuoi amichetti e la casa non è in ordine, che figura ci faccio io con i loro genitori?”. Tiene la radio sempre accesa. Spesso, quando suonano le sue canzoni preferite, prende Silvio per mano e ci improvvisa un ballo, come se lei fosse la dama e suo figlio il principe sempre atteso. Ha un’amica, Doristella, detta Stellina. Una donna completamente stupida e poco affascinante alla quale Rosa, nei momenti di compagnia, impartisce lezioni di vita e di bon ton. Capita pure che le confidi qualche peccatuccio… [“Avresti dovuto vederlo con la divisa, biondo, alto… veniva fino a sotto la mia finestra e mi fischiettava una canzoncina… diceva che l’aveva composta per me… poverino… l’hanno ucciso… comunque, Luigi l’ho conosciuto dopo.”

La piccola Antonietta è l’esatto opposto di Silvio. Introversa, solitaria e discreta. Non gode di molta considerazione, in famiglia. Nonostante questo, Silvio è con lei sempre affettuoso e premuroso. Cerca spesso di coinvolgerla nel suo gioco preferito: un teatrino con dei pupazzetti in rame (fondamentale alter ego di Silvio che, a seconda della scena che deve [ri]costruire, impersona questo o quel personaggio); Antonietta, dunque, viene chiamata dal fratello a ricoprire il ruolo di spalla. Anche la madre ogni tanto partecipa. Ma è sempre Silvio a dettare le regole. Il padre interviene solo per dire quando il gioco è finito (“Ora basta giocare, vorrei cenare…”).

Nel palazzo di fronte c'è una sezione del Partito comunista dove di giorno e di notte arriva gente, bandiere, si fanno riunioni, escono gli attacchini per i manifesti con la faccia di Garibaldi, partono le automobili con gli amplificatori sul tetto per la propaganda elettorale. Non mancano scaramucce notturne tra attacchini dell’una e dell’altra parte. Tutto questo ingigantisce i timori della piccola famiglia, che si sente circondata, assediata. “Avanti popolo, bandiera rossa trionferà.”

La mamma cita di frequente Don Bruno. Un prete vivacemente anticomunista che celebra la messa della domenica. “Don Bruno, domenica scorsa, ha chiarito la questione: [rivolgendosi al marito] chiunque spartisca qualcosa con quelli lì, verrà scomunicato. Digli un po’, Silvio, come ha detto Don Bruno?” Silvio “Andranno tutti all’inferno…” Luigi “Non dire quelle parole!” Rosa “Le ha dette Don Bruno, Luigi, le ha dette Don Bruno, e Silvio, come vedi, le ha ben capite” Luigi “Ora mangiamo però, su! [a bassa voce, a Silvio] Domenica i diavoli del Milan si mangeranno quei terùn del Napoli…”. Don Bruno sarà fondamentale nella scelta dei Berlusconi di mandare Silvio, una volta terminate le elementari, al collegio, dai salesiani.

Carlo Altafini, detto Carletto, è il compagno di scuola e di giochi di Silvio. Abitano nello stesso palazzo e fanno spesso coppia, quando stanno con gli altri ragazzi del cortile. Carlo è un bravo ragazzo, affascinato dall’intraprendenza di Silvio, dal suo modo di “atteggiarsi” e di fantasticare. Vorrebbe condividere con lui i suoi progetti. A cominciare da quell'idea di una nuova Milano piena di sole, di verde e animali buoni. Anche Carletto proviene da una famiglia piccolo borghese; il padre è insegnante di liceo, la madre casalinga. Si dice che il padre simpatizzi per i comunisti.

La famiglia Berlusconi riceve un telegramma: il fratello della madre, Giuseppe, da anni emigrato negli Stati Uniti, annuncia il suo arrivo a Milano per la prossima settimana. La famiglia è piacevolmente sconvolta dalla notizia, e si chiedono solo sovrapensiero di quella curiosa concomitanza con lo scontro elettorale. Che Giuseppe sia diventato una persona famosa? Per la signora Rosa è l'occasione di rivedere quel fratello, bello e intelligente e chissà quanto ricco ormai. “Sarai felice di conoscere tuo zio. Vedrai come ci assomigli! Hai gli occhi come i suoi, e le mani…le mani sono uguali alle sue. E poi è alto, alto, alto. Come lo sarai tu!” Mamma Rosa ricorda, in realtà, pochissimo quel fratello molto più grande di lei. E ne conserva solo un ricordo confuso e appassionato. Per il piccolo Silvio, la notizia dello zio, è un evento straordinario; glielo dicono gli occhi e i gesti dei suoi genitori. Tutta la famiglia [ma progressivamente tutto il palazzo: lo “zio d'America” crea aspettative e invidie] si mobiliterà per prepararsi al meglio all'atteso arrivo: le pulizie della casa, i festoni, l'acquisto e la preparazione di piatti speciali, il taglio di capelli, qualche indumento portato dal sarto per rivoltarlo e rinfrescarlo, un pizzo su un vecchio vestito, tutto deve contribuire al decoro, a essere “all'altezza” dello straordinario ospite atteso. Il padre si sente più forte e lo dimostra anche con i frequentatori della vicina sede del Pci. Il suo atteggiamento, quasi tronfio, spiazza quei “mangiabambini”, che non perdevano mai l’occasione per schernirlo (con accento meneghino - “Strano oggi, il commenda! Che abbia vinto alla Sisal?.” “Avrà poco da ridere tra qualche giorno…”). La contingenza dello scontro elettorale viene vissuta come una mancanza di riguardo per l'ospite atteso, un fastidio, un grattacapo inutile, e si prega che il risultato sia favorevole come fosse un segno di gratitudine per l'ospite atteso, una offerta votiva. Per Silvio sarà una settimana di preparazione e di iniziazione al complesso mondo degli adulti. Il ragazzino sa che, finite le elementari, entrerà in collegio. Sarà una settimana di scoperte e di dolori, di gioie e piccoli traumi. In cui metterà in gioco l'immaginazione e scoprirà la gioia di elaborarla. La radio scandirà le ore della giornata di questa settimana, al mattino tutti la ascolteranno, e così a pranzo e così la sera: tutta la famiglia attenta vicino l'apparecchio, come fosse “radio Londra”: porterà l'Italia in quella casa, l'Italia che ha paura dei “cosacchi”, l'Italia dei Comitati di Gedda, l'Italia delle canzonette, l’Italia che si finge scanzonata. E quando dal palazzo di fronte odono cantare “Avanti popolo, bandiera rossa trionferà”, il rag. Luigi sente di avere la forza necessaria per rispondere a quello che, ora ne è quanto mai convinto, è null’altro che un'insolente provocazione. Come fosse un’arma segreta e preziosa, la radio, dal salone, viene spostata alla finestra della cameretta del piccolo Silvio (quella che dà sulla sezione comunista). Alzato il volume (la radio suona una canzonetta leggera), il duello è lanciato. Il piccolo Silvio assiste all’iniziativa del padre con ammirazione; i suoi occhi seguono ogni gesto del genitore-eroe, la sua mente registra l’improvvisa trasformazione del padre-guerriero. Ogni episodio che accadrà durante la settimana “vista” dal bambino - con i suoi compagni di giochi, al mercato, nei negozi - diventa occasione per ripensare a ciò che è accaduto durante il giorno e proiettare i suoi “sogni da adulto”, quello che “farà da grande”. Il ragazzino rielabora i fatti della giornata nei suoi giochi, preparando spettacolini per la famiglia a cena, con un teatrino di pupazzi o con le costruzioni di legno, disegnando schizzi, interpreta, “rimontandola” di nuovo, la realtà. La madre e il padre assistono fieri le “scoperte” di Silvio. Sono orgogliosi nel vedere come loro figlio segua quasi alla lettera i loro precetti. Da ciò si convincono della loro “giustezza”, della rettitudine dei loro pensieri e valori. “Silvio, fai vedere agli ospiti come parla il Fiorucci (il barbiere comunista del quartiere)”). E Silvio mima il barbiere al lavoro che pontifica su socialismo e libertà: “[con enfasi] Oh mio Dio! Le ho tagliato un orecchio, che disfatta! Guardate quanto sangue… esce sangue dappertutto… ma… il sangue è rosso… anche il suo, mio caro signore, anche il suo sangue è rosso… il rosso è il nostro colore… le bandiere… rosse… e allora questo significa che è giusto così! Che tutti si taglino gli orecchi!” Silvio corre con le mani a forbice verso i presenti che ridono di gusto. Mamma Rosa segue con lo sguardo il figlio e, rivolgendosi agli ospiti, con tono perentorio: “Mio marito non ci va più dal Fiorucci, e ci auguriamo tutti che la bottega chiuda presto [fa un gesto deciso con mano]. Ora Silvio, offri da bere ai nostri amici…prima le signore, dabbravo”. Silvio è orgoglioso dell’attenzione che riceve. Si compiace sempre più nel vedere se stesso adulto. Vede come mamma e papà lo vorrebbero vedere: ricco e importante. Formato da quei valori che loro gli hanno insegnato, capace di sconfiggere i “cattivi”, i senzadio. Buono con i poveri, cortese con le donne e onesto con gli amici.

Anche noi lo vediamo, attraverso il montaggio di filmati di repertorio dell'oggi che, come piccoli spot, intervengono in momenti particolari della narrazione [l'imprenditore edile, l'uomo delle televisioni, il padrone del Milan, l'uomo della crociera, il politico vincente, il comunicatore brillante e improvvisatore]. È “l'uomo dei sogni”, l'uomo delle ambizioni, l'uomo dei miracoli, l'uomo degli incantesimi.

La settimana cruciale finisce: è il 18 aprile del 1948. De Gasperi ha vinto e il Fronte popolare ha perso. A questa gioia, nella famiglia Berlusconi, si combina l'arrivo in casa dello zio d'America. Porterà doni, porterà regali, porterà dollari, ha già promesso di pagare la retta del collegio di Silvio, è contento, loro lo sanno, i “cosacchi” hanno perduto. Squilla il campanello dell'appartamento, tutti si rassettano, Silvio viene mandato a aprire la porta: è lui il futuro, è a lui che tocca andare incontro allo zio. Ha in mano due bandierine di carta, da lui stesso costruite e colorate, quella tricolore e quella a stelle e strisce. Silvio cammina lentamente. È eccitato, ma non preoccupato. Cammina con aria sicura. Sa che quello, in fondo è il premio, la promozione, l’investimento che merita, dopo una settimana di grande lavoro. Un'aura di luce, messianica, appare: il bambino ne è affascinato, meravigliato: non si distingue nulla, neanche i contorni di una figura umana, solo luce, una grande luce. Il ragazzino si sente “chiamato”: guarda i genitori, va verso la luce. Poi, il buio. Poi, il buio.

Con un salto temporale, vediamo Silvio alla festa di laurea. È il 1961. I genitori sono invecchiati, ma la madre è sempre arzilla, pronta, con la battuta vivace. Vorrebbero godersi questo momento. Ma quella sera a Milano ci sono cortei, scontri, per Cuba, camionette della Celere che caricano, manifestanti che cantano: “Avanti popolo, bandiera rossa trionferà”. Il padre è insofferente a tutte quelle urla scomposte. Vorrebbe rispondere a quelle che continua a considerare provocazioni personali. Silvio, che è un uomo ormai, lo tranquillizza; accosta le persiane e, senza perdere il sorriso, abbraccia con tenerezza la sua futura moglie e comincia a intonare un canto napoletano. L’amico Fedele gli risponde complice con alcune note al pianoforte. Sono tutti in piedi, per un brindisi al neodottore. Il padre Luigi pronuncia poche parole, con commozione trattenuta, poi è la madre a tenere un breve discorso: “Siamo fieri di te. Questa laurea è solo l'inizio di una carriera che sarà straordinaria. Un lungo viaggio in cui potrai far vedere a tutti quanto vali. La vita è dura, piena di insidie e di cattiveria. Ma so che tu vincerai le sfide, e un giorno, ad essere orgogliosi, saremo in molti, in moltissimi.” “Avanti popolo, bandiera rossa trionferà.”
Luce.

Segue un montaggio rapido, incalzante, di vari momenti di Berlusconi politico e imprenditore. La “scesa in campo”, le sue ossessioni, il “comunismo”, la “persecuzione dei giudici”, la sua “intoccabilità”. È il ritratto di una persona ora potente e incattivita, arrogante e ambiziosa, pronta a tutto: il “sogno” è diventato concreto, il “sogno privato” è diventato un “incubo collettivo”.
Buio.

Titoli di coda.
In sottofondo…“E Forza Italia / è tempo di credere / dai Forza Italia / che siamo tantissimi”.


scritto da lanfranco caminiti e giorgio cappozzo
28 luglio 2003
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