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salva invia
09 Febbraio 2000
Sciopero linguistico
I lavoratori spagnoli della base navale americana di Rota, in Andalusia, hanno inventato una nuova forma di sciopero, quello linguistico. Da qualche giorno hanno deciso che non si rivolgeranno più ai loro capi in inglese ma parleranno solo nella loro propria lingua. E gli ordini, le disposizioni le ascolteranno solo se impartiti in spagnolo. Qualche problema sul lavoro devono averlo già creato.
Ora, sono invidioso della determinazione di quei lavoratori perché invece da qualche tempo avrei voluto prendere congedo dalla mia lingua, da quando hanno cominciato a pasticciare con la ossimorica guerra nei Balcani, quella "umanitaria", quella per cui si sganciavano bombe sugli ospedali o su inermi colonne di profughi per "salvare i bambini".
Avevo pensato di protestare non nominando più le cose, dato che quando provo a prendere le parole per sistemarle alle cose le trovo occupate da altro. Così, Bossi era una "costola della sinistra", la "flessibilità del lavoro" una modernità, i lager per gli immigrati "centri di accoglienza".
Sogno di tornare a dare alle cose il loro giusto nome, quello che si trova sfogliando i dizionari della mia lingua: ad esempio, Haider non è il governatore della Carinzia ma un fascista al governo e chiunque intrattenga rapporti con lui non è un imprenditore, un politico, un uomo di fede ma un complice.

Roma, 9 febbraio 2000
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