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07 Luglio 2009
Clamoroso: Scurati chiede si voti di nuovo lo Strega |
Stiamo chiudendo in fretta il giornale e non siamo stati in grado di contattare direttamente gli interessati della vicenda per avere dettagli circostanziati, ma è più che un rumor. Diverse fonti – voci che vengono dall'interno di case editrici e da colleghi che curano le pagine culturali dei quotidiani – confermano: Antonio Scurati, che ha perso l'ultimo Premio Strega per appena un voto, chiederà pubblicamente che si facciano nuove elezioni.
Pare che a spingere lo scrittore verso questa determinazione sia stata la rievocazione, uscita ieri l’altro sul «Corriere della Sera», di Raffaele La Capria del proprio Strega vinto, nel lontano 1961, esattamente per un voto [per gli appassionati della cosa: su Cialente e Arpino, N.d.R.], in cui sostanzialmente si dice che «nessun tabù è stato infranto», visto che era già accaduto. A Scurati, cui restava almeno la soddisfazione di poter essere ricordato come «lo scrittore che perse lo Strega per un voto», la cosa non è andata giù. Si era già irritato per le parole di Massimo Lugli, entrato inaspettatamente nella cinquina finalista e poi arrivato terzo, che, poco elegantemente, aveva detto: «Meglio terzo, a distanza, che secondo per un voto». Dopo il racconto di La Capria, Scurati ha forse ritenuto che si fosse passato il limite della decenza. Anche perché, a voler essere maliziosi, nelle parole di Lugli, pubblicato dalla Newton Compton, una casa editrice con scarso potere, potevano leggersi rimandi di altri significati: non va dimenticato che Lugli è cronista di razza del quotidiano «la Repubblica», impegnato anima e corpo in una battaglia senza esclusione di colpi contro il potere invasivo e pervasivo del presidente del Consiglio, e la «galassia Mondadori», di proprietà di Berlusconi, cui il libro di Scarpa appartiene, ha vinto lo Strega per la terza volta consecutiva.
Si aggiunga la dichiarazione della Sgarbi, direttore editoriale della Bompiani, che presentava Scurati: «Voci maligne, anche recenti, davano già tutto per deciso. Che Mondadori sia il gruppo dominante nell'elettorato è un “fatto” su cui la Fondazione Bellonci deve riflettere». Pare che in una breve dichiarazione, forse un preambolo delle cose che dirà pubblicamente in una conferenza stampa, Scurati si sia riferito proprio alle parole del vincitore, Tiziano Scarpa, che aveva detto: «A me è piaciuto sostituire Del Giudice». Come è noto, Del Giudice aveva “spontaneamente” ritirato la propria candidatura all'ultimo Strega, sull'onda di una polemica violentissima che aveva spinto diversi editori – poi lestamente rientrati – a non partecipare perché «i giochi erano già fatti e il vincitore già deciso».
Scurati avrebbe detto che se la Einaudi portava una Strazzulla [la diciottenne principessa del fantasy all'italiana - N.d.R.] o un De Cataldo [il principe del noir all'italiana - N.d.R.] vinceva uguale. Sembra l'eco di una polemica nei confronti di un potere politico che fa eleggere senatori e deputati a proprio piacere, come fossero cavalli di Caligola.
Scurati, che si sarebbe intanto adornato il capo di una fascia verde, avrebbe fatto esplicito riferimento alla situazione in Iran, dove si chiedono nuove elezioni, e al famoso spoglio, scheda per scheda, nella Florida di Bush, per dire che «ricontare è un gesto di democrazia».
A ripensarci adesso, sembra una excusatio non petita l'unica dichiarazione rilasciata, dopo la votazione e il premio, dal nuovo presidente dello Strega, il già linguista e ora linguacciuto De Mauro, che alla televisione aveva mostrato una busta con una scheda e speso non poche parole sul sistema di voto degli Amici della domenica, i 400 giurati del premio, per dire come fosse stato tutto in regola.
Può sorprendere solo a uno sguardo superficiale l'aspetto politico, e diremmo sociale, che va assumendo questa vicenda. Nel Ninfeo di Villa Giulia deve essere arrivata l'eco di un recente sondaggio svolto in città, sul gradimento dei servizi erogati dalla nuova amministrazione capitolina. Ebbene, i cittadini hanno espresso al 67 per cento un giudizio negativo sulla nettezza urbana e la raccolta dei rifiuti, aggiungendo però, più o meno nelle stesse percentuali: «Però, 'a curtura va fforte».
Ecco, appunto, «'a curtura va fforte».
Gli Amici della domenica ne sono di certo consapevoli.
Roma, 6 luglio 2009
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