«Smucinate, gente, smucinate». A Porta Portese, a via Sannio, luoghi «mitici» di Roma, adibiti a riti pagani, è questo il grido dei banditori dei vecchi banchi dell’usato. Tra le «pezze», gli stracci dismessi che vengono dalle nostre case, dalla Germania, dagli Stati uniti e formano piccole montagne, giovanotti, ragazze e signore, smucinano, rovistano alla ricerca del capo desiderato, arrivato lì per una serie di passaggi. E già questa è la parte «nobile», e anche storica, dell’arte del rovistare. Poco più in là, ci sono slavi, rumeni, zingari, che spianano su teli, lenzuoli e coperte i loro scassatissimi oggetti trovati nelle cantine, tutte cose vecchie, inutili, inoperose, povere, abbandonate, spaiate, che per un qualche malinteso senso di affezione alla propria vita non avevamo gettato del tutto. E poi, infine, ci sono «loro», i reietti dei reietti, quelli che partono proprio dall’ultimo passaggio del ciclo: il cassonetto dei rifiuti. A volte li trovi dalle parti della statua di san Francesco, vicino la piazza di san Giovanni, a volte stanno in proprio in un qualche angolo, a volte rivendono questo o quel pezzo «prezioso» che hanno trovato agli slavi, ai rumeni, agli zingari, che sono il livello immediatamente superiore. È tutto un ciclo, tutta un’economia, tutta una vita.
Me ne sono accorto seguendo la progressione utensile dei «miei» rovistatori, quelli che smucinano i sei cassonetti della mia strada: all’inizio spuntavano così, a mani nude, cercavano come affamati, cani e gatti randagi dietro i bidoni d’un ristorante. Poi, li vidi comparire con delle buste di plastica, dove infilavano le cose che sceglievano. Erano delle shoppers di ipermercato, ma uno ne possedeva, tronfio, una dell’Ikea, gialla sgargiante e la portava a tracolla. Poi, qualcuno aveva dei guanti, forse una brutta esperienza lo aveva reso guardingo e prudente; poi, ancora, qualcuno si porta un rampino. Ora, arrivano con i carrelletti, quelli dei supermercati o quelli a traino che si usano per fare la spesa. C’è del metodo in questo. Anche i gesti sono divenuti più secchi, coordinati, industriali: alzano l’anta, uno sguardo veloce e sapiente, infilano un lungo oggetto con un gancio alla fine, rovistano, prendono, infilano nel carrello, chiudono, via all’altro cassonetto: tutto rapidamente. Sembrano lavoratori addetti a una qualche macchina, una pressa, che so, una profilatrice. Solo che qui il «pezzo» non lo mettono, ma lo tolgono, lo prendono, lo recuperano. Ho notato che fanno diverse «visite» quotidiane, forse scelgono una zona e la setacciano più volte in un giorno: è ragionevole, noi buttiamo le cose senza badare all’orario, e capita che più volte in un giorno usiamo il cassonetto. E poi, come è normale in qualunque «libera attività», c’è la concorrenza: nella mia strada ci sono almeno quattro «passatori» e si fanno la gara l’uno con l’altro. Per la verità, anche la loro composizione è cambiata: prima, erano tutti dei solitari. Ora, due sono rimasti così, si vede che proprio non si fidano di nessuno, un altro si è trovato un socio, e l’ultimo arriva con la sua donna. Questi che lavorano in coppia sono più veloci e più ordinati: c’è della divisione del lavoro e anche della cooperazione: spesso, mi è capitato di vedere che la donna scarta qualcosa che il compagno aveva scelto o gli suggerisce di prendere qualcosa che l’altro non aveva preso in considerazione. Tutta una vita. Puoi guardare il mondo da qui, fartene un’idea.
Se metti insieme, anche sporadicamente, gli episodi di cronaca ti accorgi che è proprio vero. Esplodono a Merate, anzi si autodistruggono [cassonetti che distruggono cassonetti] perché le fiamme si sono sprigionate da uno speciale cassonetto compattatore dotato di pompa meccanica azionata da un quadro elettrico: una meraviglia futuribile, un disastro. Sono protagonisti di scene di guerriglia urbana: durante uno sgombero di case a Palermo, vengono dati alle fiamme per bloccare le operazioni della polizia. E non c’è stato scontro con ultras di qualche tifoseria o con i no-global più incazzati che non abbia visto l’uso dei cassonetti, prima come barricata, e poi come «fumo di copertura». Ma c’è dell’interclassismo: ad Ancona, c’era un signore di 39 anni, descritto dai giornali come «vestito in abiti eleganti, atteggiamento spavaldo» che bruciava cassonetti a destra e manca lungo le strade della città buttandoci dentro un petardo. E non è un privilegio della «provincia»: a Bologna, un ex commerciante di Rovigo con problemi psichici, dava fuoco ai cassonetti, e a tutto ciò che stava intorno, automobili, ciclomotori, appiccando la «miccia» a dei giornali; partiva da Rovigo, incendiava, ripartiva. Un pendolare del cassonetto da bruciare. A Napoli, i disoccupati organizzati organizzano dei «blitz» basati sull’uso dei cassonetti come disturbo e blocco del traffico: tutto pianificato, perché accade contemporaneamente in più luoghi della città. E non è neanche un «privilegio» del Sud, l’uso «creativo» dei cassonetti: a Ponte Chiasso, in provincia di Como, sono stati fermati quattro ticinesi con la spazzatura in auto: venivano a gettarla in Italia; cioè, partivano dalla Svizzera e la buttavano nei cassonetti italiani. I frontalieri della mondezza. E poi, gli episodi più clamorosi: la nonnina di 79 anni, uccisa a Bologna da un cassonetto sganciatosi da un autocompattatore – e chi ricorda i film blu, bianco e rosso di Kieslowski e la sua anziana signora che progressivamente si avvicina a gettare dei rifiuti dentro una campana, ne ha come uno straniamento. E ancora, gli immigrati che dei cassonetti avevano fatto la loro casa e ci dormivano e che sono rimasti stritolati dai camion di raccolta. E i «ritrovamenti»: dappertutto cucciolate di gatti, cani e spesso per fortuna salvate. Uccelli: in un colpo solo, 2 piccoli di germano, 1 giovane di verdone, 4 piccoli di passero, 2 piccioni, 5 balestrucci dentro a un nido e un altro nido con altri 4 balestrucci vivi e due già morti. Anche un gufo reale, una volta: due kg e mezzo di peso e un’altezza di oltre mezzo metro. C’è del metodo, in questa nostra follia.
E poi, i bambini. A decine. In ogni parte d’Italia, senza discriminazione territoriale. O di razza: bianchi, gialli, neri. Ce n’è di ogni tipo che dio manda sulla terra. «Frutti della colpa», di un qualche peccato, gettati via come un rifiuto. Come il cassonetto fosse la ruota dei conventi d’un tempo, dove si abbandonavano i bambini indesiderati o che non si potevano proprio mantenere, tutti quegli Esposito o De Innocentiis che popolano le anagrafi d’Italia. Ma noi, adesso, non facciamo più figli, e quelli che abbiamo sono abbastanza panciuti, per fortuna. Adesso, tocca agli altri abbandonare. Ci dev’essere del metodo in questo.
Credetemi, io faccio così adesso: quando vado giù col mio bel sacchettino dei rifiuti, non manco mai di darci un’occhiata dentro. Alzo l’anta, poggio il mio sacchetto con una certa delicatezza e poi guardo. Lo spazio è maleodorante, ma talvolta capita che abbiano pulito da poco il cassonetto e non è proprio malvagio. Viene del caldo. Si fa presto a avere un’idea della situazione. Dopo un po’ di allenamento conosci anche i sacchetti dei tuoi condomini e dei vicini: c’è quello del piano di sopra che non sa chiuderli e si aprono sparpagliandosi ovunque, una schifezza. Ma lui è proprio così, un casino di cristiano. C’è il sacco col nodino colorato, e so già di chi è, è la signora delicata del quarto piano. E via di questo passo. Puoi sapere esattamente che cosa è successo in ciascuna delle case della strada. A volte ci perdo del tempo, a volte ho fretta e vado via. Ma prima di chiudere, comunque, do un’occhiata agli interstizi. Ho trovato una vecchia asta per appendere gli abiti che stava dietro un armadio e ho chiesto al barbiere sotto casa se me la tiene lui. Quando scendo, prendo l’asta, butto il sacchetto e comincio a rovistare. Non sono veloce, non sono neanche tanto bravo. Forse, mi manca l’impulso primario. Ma io continuo a guardare. Hai visto mai, prima o poi capitasse anche a me di trovare una stella. Ci metterò un bel nastro colorato.
campagna aquilone blu: http://socialdesignzine.aiapnet.it/archives/000998.php
Roma, 1 novembre 2004
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