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15 Luglio 1992
Lettere al carcere di Moro
Delle lettere di Moro dalla "prigione del popolo" in cui lo tenevano le Brigate Rosse s'è già detto tanto. Tanto per quel che se ne può intendere rispetto quelle conosciute; tanto per quel che se ne può congetturare rispetto quelle che si sa spedite e giunte a destinazione ma di cui non si conosce il contenuto; tanto per quel che si può immaginare sia ancora da disseppellire - in un qualche tramezzo segreto, in un qualche archivio, in una qualche memoria fra quanti ne siano venuti direttamente a conoscenza. Ma qui di qualcosa d'altro vogliamo parlare.
Che Moro avesse ricevuto messaggi e biglietti "da fuori" mentre detenuto nella prigione del popolo, era una supposizione che circolava da tempo. Omettiamo qui le considerazioni - tutte di polizia, tutte di investigazione - sul come e perché, sul chi abbia reso questo possibile, e quindi quali interessi fossero in gioco e verso quali obiettivi si muovessero. C'è piuttosto da supporre che oltre al "pubblico" silenzio degli uomini democristiani ci fosse un "intenso" privato corrispondere. Che ognuno d'essi si provasse a scrivergli e brigasse e si indaffarasse perché attraverso misteriosi canali il proprio scrivere giungesse a Moro. Noi non sappiamo se tutte queste lettere siano mai state effettivamente spedite o giunte a destinazione. Ne pubblichiamo quella in nostro possesso solo come possibilità. Per parte nostra non possiamo - ora e qui - dire nulla in più di quanto sia di per sé evidente. Che le lettere a Moro, quel flusso di scrittura verso la "prigione del popolo", abbiano qualcosa di ancora indicibile.

Caro Aldo,
dispero ormai di riuscire a trovare il luogo dove ti tengono prigioniero e così liberarti. Te lo dico da "capo degli sbirri" come mi chiamano i tuoi carcerieri, Troppo al di sotto della necessità il nostro essere attrezzati a quell'eventualità del tuo rapimento e soprattutto troppo inconsistenti le nostre capacità investigative, i nostri informatori, la nostra conoscenza delle cose, per intervenire positivamente adesso. Bisognerà cambiare mentalità, strutture, leggi.
Intanto ora giriamo a vuoto, controllando tutto a tappeto, fidando nel caso, nella fortuna. Ma dubito che quand'anche t'arrivassimo casualmente vicini, qualche nostro agente o chi per lui abbia il fiuto e l'esperienza per mettere a frutto la cosa. Certo non abbandoniamo le ricerche ed esperiamo le più impensate (ed a volte persino insensate) possibilità. Ma la tua delicata situazione ha bisogno di ben altro. Senza dubbio va inquadrata politicamente, cosa che tu fin dall'inizio non hai cessato di perorare, avendo - come sempre - non una ma mille ragioni.
E qui veniamo al cuore del problema. La Democrazia Cristiana, il nostro, il tuo partito. Lamenti che non ci sia uno che sia uno dei capi politici del partito che prenda una qualche iniziativa. Tè ne stupisci? Ma Aldo, sequestrando Moro non hanno sequestrato un qualunque democristiano, bensì l'uomo che ci incarna tutti fino a non identificarsi con alcuno, fino a non essere più uomo di corrente, dipartito. Tutta la tua ultima vita politica e il tuo disegno non fanno che confermare questo. Avessero sequestrato, che so, un segretario regionale del Veneto o della Campania i suoi amici di corrente si sarebbero subito mossi, magari soltanto loro, magari col complico silenzio degli altri. Ma nel tuo caso!
Conosci troppo bene il nostro, il tuo partito per non capirmi. Essere al di sopra delle parti qui è fatale. Leggo con le lacrime agli occhi le tue lettere in cui ci chiami per nome. La verità, caro Aldo, è che nessuno ti sente "suo". Sei solo, di fronte a Dio, di fronte ai tuoi carcerieri. Qualsiasi cosa avessero in mente hanno preso la persona più giusta. E quella più sbagliata. Tutto quell'alludere agli interrogatori, ai misteri di Stato è ridicolo. Sei sempre stato il meno implicato di tutti noi, cosa mai potresti rivelare tu!
E' questo dunque il nodo politico, principio e fine di questa tua via crucis: il nostro partito. Non ti mettere in testa strane idee su americani e tedeschi. Si danno da fare per aiutarci nelle ricerche, ma impostano tutto sulla tecnologia, i mezzi, le analisi. Non so più quante riunioni faccia con i loro "esperti" e non so più nemmeno perché ci vada, forse sperando che qualcuno salti su con l'idea giusta. Fuori del partito, non ti dico.
I comunisti, quelli per cui tanto ti sei battuto, hanno comunque raggiunto il loro scopo, entrare nel governo, paradossalmente per effetto della tua assenza. E la tua assenza ha smorzato quelle contrarietà a questo tuo disegno, che tu sai essere forti dentro il nostro partito. Si limitano a portarmi giorno dopo giorno elenchi di possibili sospetti da arrestare. Il loro senso dello Stato ha sempre questo zelo poliziesco e stalinista.
I socialisti si agitano di qua e di là ma credo che abbiano proprio niente in tasca e facciano un ragionare di umanitarismo più per principio che per concreta determinatezza politica. E Dio solo sa se adesso quel che ci serve siano i principi! Comunque non sono loro che interessano ai brigatisti, non sono i loro interlocutori, questo è il punto.
Il Papa se già da tempo raccolto in preghiera per la tua anima. Non so cosa l'abbia paralizzato, non certo pressioni da parte nostra - che poco potrebbero su di Lui - o d'altrove. E' come se qualcosa dentro lo trattenesse, un senso di tragedia incombente di fronte a cui si sente in qualche modo inadeguato e di cui si sente in qualche modo responsabile. Forse del non aver fatto prima o detto, oppure dell'aver troppo fatto prima e detto.
Caro Aldo,
non faccio appello alle risorse della tua fede che so incrollabile, ma a quella della tua intelligenza politica. Le vicende della vita t'hanno consegnato un ruolo cui tutti si sottrarrebbero. Ma tocca a noi pregare adesso, e a te ragionare, analizzare, cercare soluzioni. Sei l'unico che può farlo ancora. Che il Signore ti illumini e ci perdoni.
Cristianamente tuo,
Francesco.


Ecco, finisce qui la lettera. Ci aspettiamo che altre lettere emergano, in un lavoro di "riscrittura" della storia di quei 55 giorni che possa aiutare a sciogliere, per dirla con Moro, quella "spirale terribile" che ancora annoda la politica italiana. Ci resta solo da aggiungere che il documento è non-vero, ma non per questo meno plausibile (dizionario Treccani: plausibile = ragionevolmente logico).

Roma, luglio 1992
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